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Joan Crawford, i segreti e le fragilità di una diva immortale

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Care amiche,

Oggi andiamo a rispolverare le pagine di una vita in cui molte donne si possono immedesimare: la sua è una storia di forza e determinazione, ma anche di vulnerabilità e tanta voglia d’amare. Stiamo parlando di Joan Crawford, la star del cinema hollywoodiano che dominò la scena dello showbusiness dagli anni ’30 fino, praticamente, alla morte.

Nata come Lucille Fay LeSueur a San Antonio, in Texas, era la più giovane e terza figlia di Thomas E. LeSueur, un lavandaio, e Anna Bell Johnson. La vita di Lucille non fu facile, sin dall’infanzia: come lei stessa confidò più volte, a soli undici anni era stata molestata dal patrigno, per poi venir cacciata di casa dalla famiglia.

Joan dovette iniziare a inventarsi da sola: studiò in un collegio di cui non riusciva a pagare la retta, per cui si “sdebitava” lavorando come donna delle pulizie durante la notte. Da qui iniziarono a svilupparsi delle manie ossessivo-compulsive legate all’igiene che non l’abbandonarono mai (la Crawford, anche in futuro, non si sarebbe più separata dai copri-divani in plastica, avendo il terrore dei germi).

Una volta deciso di fare l’attrice, Joan si recò a Hollywood che tuttavia non l’accolse a braccia aperte: iniziò a lavorare come ballerina in uno strip-club, restando incrollabile nel voler realizzare il suo sogno. Iniziando con i film muti, Joan a poco a poco costruì una carriera che la vide trionfare agli Oscar con “Il romanzo di Mildred“.

Molti sono i lati oscuri legati all’attrice: per i figli adottivi, ad esempio, fu una madre eccessivamente severa, troppo spesso succube dei suoi stessi attacchi d’ira (pare anche legati a tendenze da alcolista). In ogni caso, Joan resta una diva immortale, che Hollywood ha consacrato, da sempre e per sempre, nel firmamento delle stelle più brillanti.

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